• Greta Alberta Tirloni

Roberta Morzetti, l’arte oltre lo spazio e il tempo.

Tradizione e contemporaneità



Roberta Morzetti è una artista contemporanea: nata a Tarquinia nel 1979, laureata con lode presso l’Accademia delle Belle Arti di Viterbo, dopo una breve esperienza nel mondo della moda e del teatro, da circa dieci anni si dedica esclusivamente alla scultura.


Dal 2016 Velia Littera, con la Galleria Pavart a Roma, ne cura la produzione e commercializzazione.


Morzetti è un’artista che riesce a presentare il corpo con evidenza, originalità, autenticità e pienezza, nella sua essenza semplice e al tempo stesso forte. Utilizza infatti materiali consistenti forti duri, come l'acciaio di Koons, plasmandoli però non in oggetti di comune conoscenza ma fino a trasformarli in sculture con forme sinuose, che velano ed evocano significati profondi: le sue opere mostrano così immagini che quasi sono scenari per grande musica, per ampie sinfonie.

Un’artista che, attraverso il suo linguaggio della scultura, racconta la società ed il tempo attuali, dal punto di osservazione e nella prospettiva di una donna contemporanea, pur richiamando la natalità nel Paese dell'arte per eccellenza e l'influenza conseguente. Nelle opere infatti spesso, ad esempio, può presentarsi una simbologia e forme in cui intravedere rielaborazioni dell'arte italiana, come il Barocco.



Questi ed altri elementi si fondono perciò, anche attraverso l'uso del fuoco della fiamma ossidrica, in richiami dell'arte contemporanea, e anche, di nuovo, al tempo stesso alla tradizione, al fuoco sacro dell'athanor alchemico, con i suoi significati ermetici.

L’arte per Morzetti acquisisce così un significato, una esigenza che copre tutta la vita, a partire dalla sua propria vita: le opere divengono così quasi sue figlie, come ama dire.

Per lei l’Arte non può essere imprigionata in parole, descrizioni, termini, avverbi ed aggettivi, poiché si finirebbe per limitare, contenere ciò che ha in sé bagliori dell'infinito, come per Klein il colore puro, il blu e il superamento stesso di linee e forme era un mostrare l'infinito quale vera essenza dell'arte, o per De Dominicis l'arte in sé rappresentava e doveva mostrare il superamento del tempo e dei suoi limiti. E anche per Morzetti l’Arte e la sua sensibilità materiale e soprattutto immateriale, va oltre il Tempo, vincendo così i limiti - oltre che dello spazio - anche del tempo.



Nell'artista altresì l'arte si presenta con contaminazioni delle e tra le diverse specialità, a partire dalla musica, che è per lei elemento vitale, fonte di ispirazione della sua creatività, una componente la musica fortemente presente nelle sue giornate, nella sua vita, a partire dal lavoro di famiglia con un negozio di dischi a Tuscania, il suo paese. Dall'infanzia alla maturità fino ad oggi, l’interesse, la passione per la musica non è mai finita né si è mai ridotto, continua a crescere e accompagna il suo lavoro: sempre la musica in sottofondo a rispecchiare e sollecitare gli stati d’animo, quasi colonna sonora delle sue giornate, del suo lavoro. Anche tutte le opere sono dunque in relazione con la musica, nascono accanto e tra le note.

Il lavoro che - per l'artista - meglio e fortemente esprime la connessione alla musica è Escape_20: la sua gestazione è durata diversi anni ed è stata, dal punto di vista emotivo, la più intensa e complessa. Iniziata con il padre, poi scomparso improvvisamente. Lavorare ancora sull'opera è stato quindi per l'artista difficile e doloroso e la musica, l'ascolto in particolare per molto tempo del pianoforte di Ryuichi Sakamoto è stato fondamentale per il completamento dell'opera. Vinto così il dolore, Escape_20 è la scultura più importante ed alla quale è più legata in assoluto e, osservandola, sente la presenza ed il profumo del padre e il pianoforte di Sakamoto.



Sin dalle prime opere, rileva il riconoscimento da parte della critica e del pubblico, e la coscienza sempre più avvertita, dall'artista, di poter utilizzare la scultura come il proprio linguaggio ed espressione, ad esempio con BebèBangBang, pannello scultoreo di due metri, che ora si trova al MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove a Roma: il quarto suo lavoro e il primo di un percorso di produzione che ancora coinvolge la sua produzione.

Nell'arte di Roberta Morzetti, le opere sono simboli e immagini che quasi emergono dal vuoto, tramite una materia consistente ... prendono vita ... per parlare a noi oggi di un messaggio contemporaneo ... ma al tempo stesso appaiono anche come testimoni dal passato, dalla Tradizione ... come le Muse di De Chirico e la loro sensibilità: ci sono, appaiono lì su tavole, di un teatro o di una tolda di nave, in una città moderna e industriale, ma sono silenti non parlano ... e solo per intuizione comunicano con noi e ci fanno conoscere il loro messaggio nel contemporaneo... appaiono sul palcoscenico della vita, come in teatro, richiamando l'esperienza di lavoro dell'artista proprio nel teatro.


E il materico ... i materiali forti utilizzati ... parlano di un apparire, dal Vuoto che è Infinito, un apparire di sostanza di rilievo anche tramite la prassi del riutilizzo e rivivificazione di materiali organici ed industriali … Con il loro apparire con la loro immagine con la loro materia ... le sue opere offrono così simboli ricchi di significato nei tempi odierni, tramite una conoscenza diretta e non razionale, appunto per intuizione!



A confermare una lettura profonda dell'arte di Morzetti, sono così appunto proprio il materiale ed il supporto e l'utilizzo della fiamma ossidrica ... il fuoco sacro dell'Athanor alchemico che vivifica e trasforma l'interiorità come l'esteriore, la spiritualità e il concreto del reale, l'immateriale e il materiale ... dalla tradizione alchemica all'arte contemporanea, ancora come in Yves Klein con le sue Pitture di Fuoco, in una prospettiva di arte contemporanea che conserva ed esalta il sacro dell'arte e del fare arte, da parte di un artista cerimoniere di rituali.


Il fuoco come strumento di lavorazione e produzione e come soggetto di opere. Ancora, il fuoco brucia l'opera, di nuovo Athanor alchemico che distrugge trasforma cambia.

E l'importanza del fuoco in arte è altresì attestato dalla recente mostra a Venezia, con Yves Klein, Alberto Burri, Arman, Jannis Kounellis, Pier Paolo Calzolari e Claudio Parmiggiani, tutti alle prese con il fuoco, che viene rappresentato o tramite cui si produce arte: a Venezia sono per la prima volta esposti l’uno accanto all’altro. Con il fuoco si produce : oltre l'opera il fare arte, la performance di produzione come in Morzetti. [1]


Così, ancora, le avanguardie del Secondo Dopoguerra riuscirono ad appropriarsi degli effetti sia distruttori che generatori del fuoco, impiegandolo sui diversi materiali utilizzati in arte. Il fuoco quale protagonista sensibile e medium di una innovazione dello stesso processo trasformativo delle opere, del loro linguaggio pittorico e plastico.

Come nelle opere della citata mostra, Morzetti si cimenta dunque con una delle più radicali, nel contempo poco esplorate, rivoluzioni linguistiche e quasi sacre dell’arte contemporanea.



I temi suddetti, che caratterizzano il lavoro di Morzetti, sono confermati nella sua mostra, dal 15 al 30 luglio 2022, proprio in un luogo sacro, quello della Chiesa di S’Agostino, Tuscania: PAX_22. Con sculture appositamente realizzate per la mostra PAX_22, l'artista vuole infatti offrire una narrazione artistica contemporanea della fragilità umana che però diventa, si trasforma in FORZA. Come secondo la citazione di Francisco Goya “Il sonno della ragione genera mostri”, Morzetti vuole ricreare e ricordare comportamenti umani in cui l’utilizzo della ragione, in modo errato, può effettivamente creare mostri. I personaggi scultorei sono allestiti all’interno appunto di un luogo sacro, a testimonianza della contaminazione tra il sacro dell'infinito e il profano dell'uomo, entrambi vivificati attraverso l'arte: così quei personaggi di Morzetti, attraverso l'arte e il suo fare arte, vogliono raccontare la figura dell’essere che, dal materiale quotidiano finito e profano, aspira ad innalzarsi e andare oltre, per ritrovare il proprio “Io”, l'essenza, la spiritualità nel sacro e nell'infinito, secondo proprio la direzione indicata da Yves Klein.


Una tale visione, interiore e anche onirica, unita alla ragione, in Morzetti da forma a miracoli, sacri e al tempo stesso laici, per vivere ed essere in armonia interiore, la dimensione dell'inconscio, ed essere e divenire oltre il solo spazio e tempo finito, ma così costruire ed essere parte integrante e fondante dell'umanità.



La spiritualità, l'immateriale, la coscienza di sé e il risveglio interiore, tramite l'arte e l'artista e il loro anelito di conoscenza intuitiva e di maggiore sensibilità, sollecita così lo sviluppo dell'umanità verso l'armonia e la pace.

[1] “On Fire”, 22 aprile - 24 luglio 2022, in concomitanza con la Biennale 2022, mostra alla Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio, Venezia, interamente dedicata all’uso del fuoco come mezzo di creazione artistica tra le avanguardie del Secondo Dopoguerra. Curata da Bruno Corà, con il contributo di Luca Massimo Barbero, promossa dalla Fondazione Giorgio Cini e Tornabuoni Art, l’esposizione raccoglie, in sei sezioni, una selezione accurata delle opere più iconiche realizzate mediante il fuoco o che includono la presenza della fiamma stessa. Catalogo “On Fire”, direzione scientifica di Bruno Corà, con un suo testo critico e uno di Luca Massimo Barbero, Forma Edizioni, Firenze, 2022.

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